I BOLLI DOLIARI ROMANI DELL’ITALIA CENTRO-OCCIDENTALE
EDIZIONE PRELIMINARE

a cura di Eva Margareta Steinby

 

Durante l’anno 2016 nel sito dell’Institutum Romanum Finlandiae verrà pubblicata una versione preliminare dell’edizione dei bolli doliari usati e rinvenuti nell’Italia centro-occidentale. La decisione di pubblicare, in forma elettronica, un lavoro ancora molto incompleto1 è dovuta anzittutto alla volontà di rendere accessibili agli studiosi i dati finora raccolti. D’altronde, agli stessi studiosi viene indirizzato un appello: in più della metà delle 4300 schede mancano dei dati o manca l’illustrazione. La maggioranza di questi dati si recupereranno con la pubblicazione degli studi in atto delle grandi collezioni, del Museo Nazionale Romano da parte di Luciano Camilli e Franca Taglietti, dell’Antiquario Comunale da parte di Elisabetta Bianchi e dei Musei Vaticani da parte di Giorgio Filippi. Ma nella bibliografia citata (anche mia) compaiono spesso edizioni incomplete di bolli non altrimenti attestati, che solo l’Autore dell’edizione può completare.


Il titolo dell’edizione definisce i limiti territoriali. Nei volumi del Corpus Inscriptionum Latinarum il materiale viene pubblicato secondo il luogo di rinvenimento e/o di conservazione. Nel CIL XV.1, che teoricamente dovrebbe comprendere i bolli attestati a Roma e nelle immediate vicinanze, Heinrich Dressel ha però già incluso tutti gli esemplari a lui noti (il volume è del 1891), indipendentemente dalla provenienza, così anche Herbert Bloch nel suo Supplemento (che è del 1947). In pratica non cambia molto anche se la nuova edizione parte dalla volontà di coprire tutta l’area dove venivano prodotti i laterizi per la costruzione di Roma, Ostia, Portus e centri minori, che possiamo considerare un mercato unitario. Come noto, la maggioranza delle figlinae si possono localizzare nella valle del Tevere su base toponomastica (come aveva notato già Dressel), ora anche sulla base di scavi di fornaci.
La nuova edizione comprende, oltre ai bolli del CIL XV.1 e del CIL XIV anche i bolli ritrovati nell’area sopra definita, nonché i bolli “urbani” (cioè bolli su prodotti destinati prevalentemente al mercato di Roma e dei centri laziali) rinvenuti sporadicamente sulle coste del Mediterraneo o finiti in collezioni sia italiane che straniere. Includo anche bolli che finora non sono stati attestati nei centri di consumo principali. Voglio infatti verificare l’impressione che nel tempo ci sia un cambiamento nella diffusione dei prodotti: limitata in età repubblicana e sempre più vasta man mano che l’opera laterizia diventa la tecnica costruttiva prevalente.
Per il momento mantengo la numerazione dei vari volumi del CIL e anche la suddivisione di Dressel, che separava la terracotta architettonica e la ceramica pesante da laterizi e tegole. La rinumerazione di tutto il corpus deve aspettare, nonostante l’inconvenienza della numerazione del Supplemento di Bloch,2 per non parlare di tutti i Nova, che sono stati inseriti nel posto che avrebbero occupato nel CIL XV se Dressel li avesse conosciuti.
Come in Lateres signati Ostienses,3 i timbri diversi con lo stesso testo sono indicati con numeri romani. Per salire dalla categoria di "timbro diverso" a quella di "variante" il bollo deve presentare qualche differenza nel testo (in nessi o abbreviazioni, ornamenti). Un bollo definito Novum differisce dai bolli noti anche per il contenuto.
L’edizione completa di ogni bollo conosciuto spesso somma informazioni ricavate da più di una edizione incompleta, e/o da più esemplari frammentari o solo in parte leggibili del bollo in questione. L’edizione segue il modello introdotto da Lateres signati Ostienses e comprende la descrizione della forma e le misure del bollo, l’altezza delle lettere e il numero delle linee ausiliarie. Nella trascrizione del testo in maiuscolo e nell’interpretazione vengono usati i segni convenzionali stabiliti per l’edizione elettronica di iscrizioni. Nella descrizione del signum ho mantenuto il latino di Dressel, che invece ho in gran parte tradotto nei commenti – almeno quando il significato è chiaro. Rimangono dei dubbi su dove porre il limite cronologico fra "litteris antiquis" e "litteris antiquioribus", se la datazione non può essere precisata ad es. sulla base di nuovi rinvenimenti in situ.
Edizioni. Vengono indicate le pubblicazioni sulle quali l’edizione è basata: prima i vari volumi del CIL, poi le altre edizioni in ordine cronologico. Le abbreviazioni si trovano nella bibliografia.
Sotto la voce Paleografia si segnalano forme insolite di lettere e punti (importanti soprattutto quando sono indizi di una datazione in età repubblicana o tardoantica), nessi fuori la norma etc. Nelle schede si attira l’attenzione anche su differenze nella punteggiatura riportata nelle edizioni consultate (l'esistenza di differenze sono segnalate con un asterisco dopo il numero del CIL). Potrebbero essere indizio di timbri diversi, ma in genere la mancanza di punti attestati in altri esemplari è causata da timbri sporchi, consunti o male impressi. Dopo le dovute verifiche queste note si potranno eliminare.
I Commenti riguardano prima di tutto le discrepanze fra le varie edizioni, trascrizioni e attribuzioni dubbie o palesemente errate. Per le persone viene talvolta indicata l’identificazione PIR e/o RE, che non sempre è un procedimento puramente meccanico. Nei repertori si trovano infatti identificazioni senza fondamento e molti bolli, soprattutto di età repubblicana e di prima età imperiale sono datati troppo genericamente per un’identificazione sicura del personaggio. È in preparazione un aggiornamento del lavoro di Päivi Setälä sui domini.4
Ho riportato le occasionali note di Dressel sul tipo di oggetto bollato (tegola, bipedale, sesquipedale, bessale; terracotta architettonica, mortarium, dolio, sarcofago), che rivelano la gamma di produzione delle varie figlinae e degli officinatores.
I due ultimi punti della scheda subiranno ancora molti cambiamenti. Sotto la voce Attestazioni sono segnalati recenti rinvenimenti in situ. La Datazione è spesso basata su pubblicazioni da aggiornare. I bolli provenienti da o attribuibili a figlinae note per nome sono stati datati nella mia Cronologia delle figlinae doliari del 1977, i bolli tardoantichi in un articolo uscito un quarto di secolo più tardi.5 Quando possibile la datazione verrà aggiornata sulla base di ritrovamenti in situ. In mancanza di tali dati il bollo con i suoi nomi (officinator, dominus) è stato almeno inserito in un contesto cronologico.

Per la storia delle figlinae, le ipotesi sulla loro ubicazione e l’identificazione dei proprietari c’è già un aggiornamento nelle voci di Luciano Camilli pubblicate fra gli anni 2001-2008 nel Lexicon Topographicum Urbis Romae – Suburbium.6 Inoltre bisogna cercare nelle pubblicazioni di Herbert Bloch7 e in un numero molto elevato di recenti relazioni di scavo elementi per datare meglio i bolli della sezione ‘Lateres privati’del CIL XV. Per molti c’è solo la stima di Dressel, che cito in mancanza di nuovi dati. Ripongo molte speranze nella collaborazione di chi si trova in possesso di significativi rinvenimenti inediti, o che mi sono sfuggiti.

Le illustrazioni attualmente a disposizione sono affiancate all'edizione di ciascun bollo. Le lacune sono ancora molte. L'ideale sarebbe illustrare ogni bollo con una buona fotografia, che nelle vecchie pubblicazioni non sempre era prevista. Fino a poco tempo fa una buona fotografia costava sia molto tempo che molto denaro. In confronto alle splendide fotografie digitali le nostre vecchie in B/N fanno una brutta figura, ma per il momento devo accontentarmi di quello che c’è.
In prima riga si trova l’indicazione BI seguita dal riferimento alla pubblicazione alla quale risalgono i dati della mia edizione e dalla quale proviene l'illustrazione. Illustrazioni migliori saranno molto benvenute.

Quando è conosciuto, viene indicato il numero d’inventario dell’esemplare prescelto. Ho infatti constatato che le misure del bollo e l’altezza delle lettere variano nelle edizioni, e anche nelle schede fatte dalla stessa persona. Per evitare distorsioni causate dallo slittamento del timbro, il diametro di un bollo circolare andrebbe preso sul fondo dell’impressione, l’orbicolo invece in superficie. Non mi preoccupano differenze di qualche millimetro, ma quando nella stessa pubblicazione gli esemplari presentano diametri che variano di più centimetri, è invece ovvio che non tutti sono stati identificati correttamente.

Il primo traguardo è la pubblicazione delle 4300 schede. Ma sono anche in preparazione articoli che si possono caratterizzare come “di commento” più generale. Degli aggiornamenti prosopografici e della storia delle singole figlinae si è già detto. C’è già la promessa di una trattazione linguistica; commenti sulla cronologia delle forme e sulla paleografia devono aspettare il completamento del repertorio illustrativo. Proposte di ulteriori argomenti sono molto apprezzate.

I files originali in PDF non possono essere modificati, ma il lettore può scaricarli e poi trasformarli in un formato su cui può intervenire. Chi volesse mandarmi fotografie o informazioni dovrebbe gentilmente inserire dati, correzioni e completamenti in rosso, e inviare la scheda per posta elettronica all’indirizzo Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.. Tali contributi saranno pubblicati a nome dell'Autore.

 


 

 

1 Status quo della ricerca. Dal 2009 al 2012 Pekka Tuomisto (CIL XV 1-1539 e gli altri volumi del CIL) e nel 2012 Francesca Pajno (CIL XV 2156-2415) mi hanno aiutato nella trascrizione dei testi basati sulle edizioni consultate per gli Indici complementari al CIL XV.1 (del 1987). Sto revisionando, uniformando e completando le schede sulla base di pubblicazioni più recenti, mentre aggiungo i dati formali dei bolli e commenti. V. Allegato 3, Abbreviazioni bibliografiche.
2 H. Bloch, Supplement to Volume XV, 1 of the Corpus Inscriptionum Latinarum including Complete Indices to the Roman Brick-stamps. Offprint from Harvard Studies in Classical Philology volumes LVI-LVII. 1947 and LVIII-LIX.1948.
3 Lateres signati Ostienses, ed. sotto la direzione di J. Suolahti (Acta Instituti Romani Finlandiae VII). 1. Testo, a cura di M. Steinby, con la collaborazione di T. Helen. Roma 1978. - 2. Tavole, a cura di M. Steinby. Roma 1977.
4 P. Setälä, Private Domini in Roman Brick Stamps of the Empire. Helsinki 1977.
5 M. Steinby, La cronologia delle figlinae doliari urbane dalla fine dell'età repubblicana fino all'inizio del III secolo, diss. Roma 1976. Ristampa con correzioni in BCom 84 (1974-75, pubbl. 1977), 7-132, tavv. 1-4; 'La cronologia delle figlinae tardoantiche', in M. Cecchelli (a c. di), Materiali e tecniche dell'edilizia paleocristiana a Roma. Roma 2001, 127-150.
6 A. La Regina (a c. di), Lexicon Topographicum Urbis Romae. Suburbium I-V. Roma 2001-2008.
7 Soprattutto H. Bloch, I bolli laterizi e la storia edilizia romana. Roma 1947. Ristampa da BCom 64-66 (1936-38); I bolli laterizi nella storia edilizia di Ostia’, in Scavi di Ostia I. Topografia generale. Roma 1953, 215-227.